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Nessuno indietro. Dalla parte degli ultimi. Atto II

La Sardegna, per il suo impegno nel welfare, secondo l’indice “Welfare Italia index 2023”, a livello nazionale si colloca al quattordicesimo posto. Questo indice, frutto dell’analisi di Welfare, Italia, un think tank nato da Unipol Gruppo in collaborazione con The European House – Ambrosetti, esamina le performance regionali in ambiti cruciali come le politiche sociali, la sanità, la previdenza e la formazione, identificando punti di forza e criticità. In particolare, la Sardegna spende pro capite in interventi e servizi sociali 283 euro, spende altresì il 3,9% del PIL regionale per le politiche del lavoro. Dal punto di vista sanitario siamo al 14° posto per lo stato di salute della popolazione e al 17° per l’efficacia, efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria. Altre aree di debolezza sono la dispersione scolastica (18° posto) con un tasso del 14,7% rispetto alla media nazionale del 10,4%. Anche il tasso di part-time femminile involontario è un indicatore critico, con la regione al 20° posto (24,1% contro il 17,1% medio). Nel mercato del lavoro, la Sardegna si trova al 17° posto per il tasso di disoccupazione (11,5% contro l’8,1% nazionale) e per la percentuale di giovani NEET tra i 15 e i 34 anni (23,8% contro il 19,5% italiano). La partecipazione alle forme pensionistiche complementari vede la Sardegna al 20° posto con solo il 28% dei lavoratori sardi aderenti a fondi pensionistici integrativi, ben al di sotto della media nazionale del 39,2%.

 

La questione della spesa sociale in Sardegna è un tema che solleva profonde riflessioni sulle dinamiche di efficienza e efficacia delle politiche pubbliche regionali. Nonostante l’isola mostri un impegno significativo in termini di investimenti nel welfare, i risultati ottenuti appaiono sottotono, delineando un panorama in cui le risorse impiegate non si traducono in un miglioramento tangibile della qualità della vita dei cittadini. La discrepanza tra la quantità di denaro speso e i risultati conseguiti pone l’accento su un problema fondamentale: la scarsa qualità della spesa pubblica e una certa inefficacia delle politiche di intervento attuate.

L’analisi dei dati relativi alla Sardegna evidenzia una regione che, nonostante si posizioni bene per quanto riguarda la quantità di risorse allocate nel settore sociale, sanitario e della formazione, registra performance deludenti in termini di outcome. Questa situazione solleva interrogativi circa la capacità del sistema di welfare regionale di indirizzare efficacemente gli investimenti verso iniziative che possano realmente incidere sulla vita dei cittadini, migliorando i servizi e rispondendo in modo adeguato ai bisogni della popolazione.

La questione della qualità della spesa nel welfare sardo interpella direttamente le modalità con cui vengono progettati e attuati gli interventi. Un’analisi approfondita suggerisce che, nonostante le cospicue risorse finanziarie stanziate, molte delle iniziative adottate si concentrano più sull’assistenzialismo di corto respiro che sulla prevenzione e sullo sviluppo di servizi strutturali capaci di generare un impatto duraturo sulla società.

La prevalenza di interventi assistenzialistici, spesso privi di una visione strategica di lungo termine, rischia di trasformare il welfare in un semplice ammortizzatore sociale temporaneo, incapace di affrontare le radici strutturali dei problemi. Questo approccio non solo limita la portata degli interventi ma ne riduce anche l’efficacia, impedendo un reale miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

 

La metafora dello sport e della vita sana, applicata al welfare e all’istruzione, è particolarmente azzeccata per illustrare la necessità di un cambiamento di paradigma nelle politiche pubbliche sarde. Così come un approccio proattivo alla salute, basato su sport e abitudini di vita sane, può prevenire numerose malattie, allo stesso modo politiche sociali ed educative orientate alla prevenzione e allo sviluppo possono generare benessere diffuso e sostenibile.

 

Il sistema scolastico, in particolare, emerge come fulcro vitale per la ripartenza. L’istruzione non solo rappresenta un diritto fondamentale per ogni individuo ma è anche un motore essenziale di crescita economica e di coesione sociale. Investire nell’istruzione significa costruire le fondamenta per una società più equa e competitiva, capace di affrontare le sfide del futuro con cittadini ben formati e consapevoli.

L’autonomia scolastica, insieme al dimensionamento scolastico, è un principio chiave in questo processo. La valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni educative, unitamente a un’attenta pianificazione del dimensionamento scolastico, può favorire l’adeguamento dell’offerta formativa alle specificità territoriali, rispondendo in modo più efficace ai bisogni formativi degli studenti.

Un’attenzione particolare merita la questione dell’investimento nelle zone interne, spesso trascurate dalle politiche di sviluppo. La creazione di campus scolastici intercomunali, dotati di tutti i servizi necessari agli studenti (trasporti, mense, palestre), rappresenta un’innovativa soluzione per contrastare il fenomeno dello spopolamento e promuovere l’accesso all’istruzione nelle aree meno accessibili. Questo non solo contribuirebbe a ridurre le disuguaglianze territoriali ma anche a rilanciare l’economia locale, attraverso la creazione di un sistema educativo attrattivo e integrato con il tessuto socio-economico della regione.

 

Per superare le criticità attuali e rendere il sistema di welfare sardo più efficace ed efficiente, è necessario adottare un approccio innovativo, che ponga al centro la prevenzione, l’istruzione e lo sviluppo di servizi di qualità. Questo implica una ridefinizione delle priorità e delle strategie di intervento, orientate non solo a rispondere ai bisogni immediati ma anche a investire sulle potenzialità future dei cittadini e del territorio.

La sfida maggiore consiste nel trasformare il welfare da sistema di pura assistenza a leva di sviluppo, capace di agire sulle cause profonde delle problematiche sociali e di promuovere l’autonomia e l’empowerment degli individui. In questo contesto, il ruolo delle istituzioni, del terzo settore e della società civile diventa fondamentale per costruire una rete di supporto solida e capillare, in grado di garantire un’effettiva inclusione sociale e di rispondere in modo flessibile ed efficace alle diverse esigenze della popolazione.

Parallelamente, l’investimento nell’istruzione deve essere visto come un pilastro fondamentale di questa strategia, promuovendo l’equità e l’accesso alle opportunità per tutti. È cruciale non solo aumentare la dotazione finanziaria destinata al sistema educativo ma anche innovare i metodi didattici, potenziare la formazione degli insegnanti e sviluppare infrastrutture adeguate che possano supportare un apprendimento di qualità.

 

Il cammino verso un welfare e un sistema educativo più efficaci e inclusivi in Sardegna richiede impegno, visione e coraggio. Solo attraverso un approccio olistico, che integri la prevenzione, l’investimento in capitale umano e lo sviluppo di servizi efficaci, sarà possibile superare le sfide attuali e costruire le basi per un futuro di benessere condiviso.

La Sardegna ha il potenziale per trasformarsi in un modello di riferimento nel panorama del welfare e dell’istruzione, dimostrando che con le strategie giuste è possibile convertire le risorse disponibili in risultati tangibili e duraturi. Questo non solo migliorerebbe significativamente la qualità della vita dei sardi ma contribuirebbe anche a rafforzare la coesione sociale e a promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo dell’intera regione.

 

La strada da percorrere è ancora lunga e piena di sfide, ma con la determinazione e il lavoro congiunto di tutti gli attori sociali coinvolti, l’obiettivo di un welfare e di un sistema educativo all’altezza delle aspettative dei cittadini può diventare una realtà concreta. La Sardegna può e deve ambire a un futuro in cui nessuno sia lasciato indietro, in cui ogni individuo abbia le stesse opportunità di crescere, apprendere e contribuire al benessere collettivo.

 

Con tutta l’energia che posso.

Vostro, Dimitri

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