Cagliari 27 gennaio 2025
Nuvole.
Con la testa tra le nuvole. L’arte di incontrare chi sa volare.
C’è un modo di dire, spesso usato con tono di scherno, che descrive le persone sognatrici o distratte.
Hai la testa tra le nuvole.
È un’accusa quasi universale, un invito implicito a tornare coi piedi per terra, a immergersi nel grigio rassicurante del quotidiano.
Ma se fosse proprio quella testa tra le nuvole ad offrirci l’unico spazio in cui incontrare persone capaci di volare? Se quel rifugio etereo fosse, in realtà, il luogo privilegiato per chi rifiuta la gravità delle convenzioni e osa librarsi sopra l’orizzonte piatto del già detto e del già fatto?
Le nuvole, nel loro essere inafferrabili e cangianti, rappresentano tutto ciò che sfugge al controllo razionale. Vivere con la testa tra di loro significa avere il coraggio di abitare uno spazio in cui le regole della concretezza si dissolvono, lasciando spazio all’immaginazione, alla speranza e, soprattutto, alla possibilità di incontrare spiriti affini. È qui che troviamo chi vola, non perché dotato di ali, ma perché capace di vedere oltre ciò che limita la maggior parte delle persone.
Sono i sognatori, gli innovatori, gli artisti, gli audaci.
Nella società contemporanea, l’attitudine a volare è spesso confusa con una fuga dalla realtà. In verità, è proprio chi vola a conoscere il mondo in modo più profondo, perché osserva dall’alto le connessioni che chi cammina a terra non riesce a vedere. È chi sa volare a costruire ponti invisibili tra idee distanti, a disegnare nuovi percorsi dove gli altri vedono solo muri.
Ma incontrare queste persone non è facile.
Servono coraggio, immaginazione e una certa predisposizione a guardare in alto, verso quelle nuvole che spesso disdegniamo in nome della serietà.
C’è anche un’altra provocazione implicita in questa riflessione.
Chi non sa volare teme chi lo fa.
Nella cultura del sospetto e dell’iperrealismo, chi si solleva è spesso tacciato di ingenuità, o peggio, di arroganza. Eppure, la vera arroganza è quella di chi pretende di confinare la vita entro i limiti del tangibile, negando la possibilità di un altrove. Le nuvole, invece, ci ricordano che esiste un regno di possibilità dove il peso del mondo si dissolve, un regno in cui possiamo incontrare chi osa essere leggero, non perché superficiale, ma perché libero.
Avere la testa tra le nuvole, quindi, non è comodo, ma necessario.
È una ribellione silenziosa contro l’imperativo della produttività a ogni costo, contro il cinismo dilagante, contro l’ossessione di stare al passo con un mondo che spesso corre senza sapere dove.
È una dichiarazione di fiducia nella capacità umana di volare, di creare, di immaginare.
E, soprattutto, è una scelta di compagnia, meglio pochi che sanno volare, che molti che trascinano i piedi.
Forse non tutti capiranno questa posizione, ma non è un problema.
Il cielo non è affollato, e questo, per chi sa alzare lo sguardo, è un privilegio.
UmanaMente, Nicola



