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Per non dimenticare il ruolo sociale dell’impresa

Cagliari, 20 Settembre 2023

Per non dimenticare il ruolo sociale dell’impresa

 

La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti.

Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia.

Penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica.

Adriano Olivetti

 

Pochi giorni fa il Presidente Mattarella ha ricordato che se c’è qualcosa che una democrazia non può permettersi è di ispirare i propri comportamenti alle congiunture e all’ansia. I problemi non si risolvono da sé, ha aggiunto, né esasperando le paure che ci vengono instillate. Ha citato Einaudi che, sulla situazione economica di allora, diceva che il popolo deve credere in se stesso. Ha scomodato anche Roosevelt che diceva che la sola cosa di cui dobbiamo aver paura è di aver paura. Chiude l’intervento sottolineando l’importanza sociale dell’impresa, perché in genere le crisi dell’economia provocano crisi della democrazia e della coesione della comunità. La Costituzione, in fondo, non si ferma fuori dai cancelli delle fabbriche, perché esprime anche l’anima delle imprese italiane.

È il capitale sociale che muove il Paese, chiude, includendo in esso il mondo dell’imprenditoria. È l’intelligenza che comincia l’opera. L’impresa è il centro di un sistema di valori non soltanto economici, è anche veicolo di crescita, di cultura, di integrazione, di moltiplicazione di influenza, è agente di libertà.

Generare ricchezza è una responsabilità sociale, non capitalismo di rapina.

L’impresa è corpo sociale.

L’imprenditorialità è la capacità e la volontà di sviluppare un’iniziativa economica, ha un ruolo fondamentale poiché contribuisce allo sviluppo socioeconomico delle società in vari modi. Produce e distribuisce beni e servizi, soddisfa le esigenze dei clienti, migliora le condizioni di vita. Contribuisce alle entrate ed incide sul PIL. Stimola lo sviluppo infrastrutturale, la ricerca e l’industria dell’innovazione. Tramite la CSR prova a lenire le sofferenze della società. Sostiene il contributo dei vari livelli di governo nella fornitura di beni e servizi.

Ma qual è il miglior modo per definire il ruolo sociale dell’imprenditorialità?

Reggerebbe uno stato sociale senza il contributo degli imprenditori e dei lavoratori?

La ricerca scientifica sarebbe ugualmente performante?

Per alcuni il valore dell’imprenditorialità

è la creazione e il mantenimento della ricchezza finanziaria. Punto. Altri addirittura hanno lanciato l’allarme sul fatto che gli effetti potenzialmente disfunzionali dell’imprenditorialità sulla società non vengono attentamente considerati. Gli imprenditori possono contribuire ad aggravare (e persino creare) problemi che ostacolano il progresso nelle loro società, spesso senza assumersi la responsabilità di affrontare questi problemi.

L’imprenditorialità non è sempre produttiva o responsabile. Vero.

E’ però necessario trovare un equilibrio efficace tra il conseguimento di ricchezza economica e/o finanziaria e il miglioramento della qualità della vita in una società.

Definire questo ruolo sociale pone grandi sfide (e offre significative opportunità) agli imprenditori che hanno l’opportunità, la capacità e il potere di definire il tipo di valore che desiderano creare e di guidare di conseguenza le loro imprese.

L’imprenditorialità può influire sulle comunità, sulle società e sull’umanità.

La Sardegna si accinge ad affrontare le grandi sfide del futuro.

Lo deve fare con una economia debole, caratterizzata da bassi tassi di innovazione, con una crisi socio culturale, che, per diversi aspetti, è più grave di quella economica.

Dall’altra parte, il sistema politico e istituzionale appare inadatto ad affrontare le nuove sfide.

L’inadeguatezza del sistema formativo, in tutte le sue articolazioni, è, nello stesso tempo, causa ed effetto di quanto precedentemente affermato.

Insufficienza quantitativa e qualitativa della scuola, scarsi servizi agli studenti e alle famiglie, tassi di abbandono scolastico fortissimi, un sistema universitario, in gran parte autoreferenziale, anch’esso fortemente indebolito.

Questi, insieme ad altri, ci paiono i tratti essenziali della nuova questione sarda.

Davanti alle sfide del futuro, alla transizione ecologica, energetica e digitale, davanti alla sfida della IA, le istituzioni appaiono piegate dentro pratiche mediocri e di corto respiro.

Il sistema democratico, inteso come complesso di istituzioni, forze economiche, sociali e culturali agisce disgregato, con pratiche spesso chiuse e corporative, incapace di lavorare dentro un filo conduttore unitario che è il perseguimento del bene comune.

Bisogna attivare nuovi percorsi e responsabilità, a partire dalle imprese,  sempre più attori di processi di innovazione e dunque veicolo di innovazione, cultura, nuova ricchezza sociale.

Le imprese non come soggetti che concentrano la ricchezza ma attori di una nuova economia civile.

Per questa via si potrà rafforzare il rapporto fra le imprese e i lavoratori che vi operano, il rapporto fra imprese e società.

Verrebbe così a consolidarsi il legame fra economia e democrazia.

Nella speranza di suscitare riflessioni ed azioni.

Un caro saluto, Gino Sulis e Nicola Pirina

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