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Perché amo lo sport (in Sardegna)?

Questa la domanda, dopo aver visto uno dei post motivazionali che girano sui social.

Questa la mia risposta.

Ecco, lo sport, nella mia vita e forse anche nella tua, ha rappresentato e ancora rappresenta tanto in termini di emozioni e relazioni.

Emozioni, perché lo sport mi diverte a prescindere dal risultato, mi insegna a vivere il momento, pienamente, mi regala gioie e dolori, mi abitua a cadere e rialzarmi, mi libera la mente, mi fa sudare e sentire vivo, mi fa giocare senza chiedermi quanti anni ho.

Relazioni, perché lo sport mi insegna a credere in me stesso e in qualcosa, insieme agli altri, mi spinge a resistere e trovare soluzioni, insieme agli altri, mi regala amicizie eterne e veloci abbracci, con gli altri, compagni e non.

Per questo credo, realmente, che, se vogliamo pensare ad una società migliore, più inclusiva, aperta, sana e pacifica, bisogna elevare sport e benessere dei sardi a priorità dell’agenda politica.

La legge regionale dedicata è del 1999, e forse tu non eri ancora nata/o, compirà un quarto di secolo al maggio prossimo.

All’art. 1 si enuncia: “La Regione Autonoma riconosce la funzione sociale dello sport e ne promuove la pratica e la diffusione nel territorio quale strumento indispensabile di tutela psico-fisica del cittadino e di crescita culturale e civile della società”. Ok, si enuncia, tutto bello, ma poi, in pratica, che si fa?

Se leggiamo senza nemmeno troppa attenzione, l‘attuale Piano Triennale dello Sport 2023-2025, ci troviamo dentro solo e unicamente contributi, contributi e contributi. Alle federazioni, alle associazioni sportive, agli atleti di rilievo. Certamente, il sostegno pubblico serve, eccome, soprattutto per l’attività di base, e per svolgere campionati o gare oltremare in discipline poco sponsorizzate.

Ma, di visione, strategie, progetti innovativi, neanche l’ombra.

Occorre quindi una nuova legge, adeguata ai tempi, che pianifichi uno sviluppo complessivo dello sport nell’isola. Prendendo anche spunto da altre regioni, che propongono ad esempio un’azione continua di analisi e studio (Osservatorio Regionale sullo Sport) sull’attività delle associazioni sportive, sui tesserati e sui praticanti di attività motorie, utile per poter effettuare un’attenta e puntuale programmazione degli interventi.

Bisogna pensare ad un piano straordinario per il potenziamento delle infrastrutture sportive, di concerto con gli enti locali, per offrire finalmente spazi indoor e outdoor adeguati, anche provando, se ancora in tempo, a sfruttare le ingenti risorse del PNRR.

Bisogna valorizzare e promuovere l’utilizzo a fini sportivi e ricreativi degli spazi comuni cittadini, rurali e costieri, i parchi, le ciclovie, gli specchi d’acqua. Bisogna far rivivere, tramite progetti mirati di rigenerazione urbana, l’oratorio e la piazzetta sotto casa, un tempo fucine di campioni e di amicizie per la vita.

Bisogna lavorare in maniera strutturata e continua con le scuole, a tutti i livelli, per l’educazione allo sport e al benessere.

La Regione Sardegna ha il dovere di considerare prioritaria la promozione sportiva, facendo capire a tutti (non solo enunciando, ma facendo)  che SPORT significa SALUTE e BENESSERE, e salute e benessere significano RISPARMIO per le tasche (private e pubbliche, vedi sanità) e GUADAGNO in FELICITA’ (individuale e collettiva).

Più emozioni e migliori relazioni.

E tornando al post di cui sopra, “…sul campo sono esclusivamente le nostre scelte a formare il nostro mondo. E lo sport ci spinge a scegliere di scegliere, senza pensarci due volte, senza avere paura di farlo, senza rimuginare ancora e ancora fino alla vertigine. Vai e provaci! Questo è lo sport: un invito a vivere” (@ilsaggiodellosport).

Scegliamo di scegliere, insieme.

Buon tutto.

 

Daniele Cocco

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