Perché la Sardegna non può più giocare in difesa
C’è un momento, nella storia di un popolo, in cui smetti di chiedere il permesso e inizi a decidere chi vuoi essere.
La Sardegna oggi è esattamente lì, sulla soglia di una nuova stagione, dove parole come statuto, poteri e autodeterminazione smettono di essere concetti anodini e tornano ad avere
peso, muscoli, responsabilità.
Il 5 dicembre, al Convento di San Giuseppe, si incontrano esattamente coloro che questo dibattito devono smettere di aggirarlo e iniziare a guardarlo negli occhi, la Presidente della
Regione Alessandra Todde, il Presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, i Segretari Regionali di principali forze politiche (A Innantis, Demos e Fortza Paris), insieme a chi – come Sardegna 2050 – ha il dovere di spingere lo sguardo oltre il presente.
Perché parlare di autodeterminazione nel 2025 non significa agitare bandiere, ma progettare leve di potere reale: fiscale, digitale, culturale, istituzionale.
Significa decidere se vogliamo continuare a subire le conseguenze di scelte fatte altrove o se siamo pronti a riscrivere – con competenza, visione e coraggio – il ruolo della Sardegna nello spazio europeo e mediterraneo.
Sardegna 2050 porterà dentro questo confronto la sua ossessione per i futuri possibili, per una regione che smette di vivere di emergenze e inizia a vivere di progettazione.
Una regione che capisce che l’autonomia non è mai statica.
Un invito a smettere di accontentarsi del minimo sindacale e prendere finalmente in mano la matita – quella che c’è anche nella locandina – per riscrivere il nostro destino politico.
È un lavoro.
L’isola di mezzo
L'isola di mezzo La Sardegna sta imparando a governarsi? Nell'autunno del 2023 qualche centinaio di sardi ha risposto a un questionario. Era al telefono o sullo schermo dello smartphone, tra una notifica e l'altra. Le domande erano semplici, quasi banali. Com'è la...


