Periferie.

Cagliari, 16 maggio 2024

 

Periferie.

 

La situazione delle periferie, racconta un recente rapporto, riflette un tessuto sociale intricato e problematico, dove emozioni e condizioni di vita si intrecciano generando un quadro complesso di sfide e aspirazioni. Ragazzi e ragazze che crescono in questi contesti affrontano cotidie realtà che oscillano tra il desiderio di riscatto e la paura per la precarietà, se non peggio. La scuola spesso emerge come una fonte di insoddisfazione anziché un trampolino di lancio, aggravando la sensazione di ansia e inquietudine verso il futuro.

I giovani vivono in un ambiente dove il diritto di accedere a un futuro promettente sembra un’utopia. Riconoscere la dignità di queste aree è il primo passo verso una trasformazione radicale che pone le comunità periferiche al centro dell’agenda politica, sociale ed economica.

Il rischio maggiore è concentrato sulle nuove generazioni, che potrebbero restare intrappolate in un ciclo di immobilità sociale. L’educazione, sia essa scolastica che extrascolastica, diventa così un diritto fondamentale, la cui garanzia è indispensabile per il pieno sviluppo della personalità umana e l’esercizio dei diritti umani. Le scuole devono diventare luoghi di benessere e non solo istituzioni focalizzate su competenze tecniche. È essenziale che ogni istituto scolastico agisca come un riequilibratore sociale, riducendo le disparità e fornendo a ogni studente le stesse opportunità di crescita.

Le iniziative attuate nelle scuole dovrebbero mirare a un’educazione inclusiva e di qualità, beneficiando non solo gli individui ma l’intera comunità. Questo approccio richiede una collaborazione tra tutti gli attori del panorama educativo, insegnanti, famiglie, enti locali e associazioni, che insieme possono formare una rete di supporto solida e resiliente.

Le periferie, quindi, non devono essere viste come semplici confini geografici, ma come cuori pulsanti dei tessuti territoriali, al pari degli altri. L’obiettivo è garantire che il futuro delle nuove generazioni non sia irrimediabilmente segnato dal contesto socio-economico in cui nascono. In questa visione, ogni giovane, indipendentemente dalla sua origine territoriale, deve avere la possibilità di sviluppare le proprie competenze e aspirazioni.

Il diritto al futuro dei giovani nelle periferie è un imperativo che non può più essere ignorato. È necessario un impegno concreto e costante da parte di tutti i livelli della società per trasformare le periferie in luoghi di opportunità e crescita. Solo così potremo sperare di offrire un domani migliore a tutte le generazioni, garantendo loro anche il diritto a sognare in una società equa e inclusiva.

 

Ma le periferie non sono solo quelle urbane.

Ci sono anche quelle dell’anima.

Il nostro essere interiore dove ci sono spazi di confine in cui si annidano emozioni represse, desideri inespressi e cicatrici nascoste.

Questi angoli sono spesso trascurati, in una corsa incessante.

Ma proprio come nelle città, anche nell’anima le periferie richiedono attenzione e cura per non trasformarsi in luoghi di abbandono.

Le periferie dell’anima sono popolate da sentimenti di inadeguatezza, paura del giudizio e solitudine, emozioni che molti individui cercano di nascondere per conformarsi alle aspettative sociali. In questi spazi marginali, l’individuo si confronta con le proprie vulnerabilità, spesso senza il sostegno adeguato. Il riconoscimento di queste periferie emotive è il primo passo verso una comprensione più profonda del sé, che abilita percorsi di guarigione e riscatto personale.

Nell’attuale clima sociale, il dialogo sul benessere psicologico è diventato sempre più centrale, rivelando una crescente consapevolezza della necessità di affrontare e integrare le periferie dell’anima nel tessuto della nostra identità complessiva. Questa trasformazione implica una visione della salute mentale che va oltre la mera assenza di malattia, promuovendo un modello di benessere che include la cura delle zone meno visibili della nostra psiche.

Il rischio di lasciare inesplorate queste periferie è significativo, poiché possono diventare fonti di disagio cronico o di disturbi psicologici più gravi. La prevenzione attraverso l’educazione emotiva e psicologica diventa quindi essenziale. Scuole, famiglie e luoghi di lavoro, anche in questo caso, possono giocare un ruolo cruciale nel supportare l’individuo nella navigazione delle proprie periferie interne, fornendo gli strumenti per riconoscere e esprimere emozioni in modo costruttivo.

Esplorare le periferie dell’anima non è solo un viaggio individuale, ma una questione sociale che riflette le dinamiche di una comunità intera. Una società che valorizza e cura le periferie dell’anima dei suoi cittadini è una società che promuove la resilienza, l’empatia e una più profonda solidarietà umana.

 

Riconoscere e valorizzare le periferie dell’anima non solo migliora la vita degli individui, ma arricchisce l’intero tessuto sociale, offrendo a tutti una visione di futuro più inclusiva e comprensiva delle complessità umane. In questo modo, possiamo costruire una comunità che realmente supporta e valorizza ogni suo membro, garantendo un benessere collettivo profondamente radicato.

 

Con determinazione, Nicola

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