Cagliari, 1 ottobre 2024
Piantare.
Viviamo in un’epoca di profonda complessità, in cui le crisi si intrecciano in un groviglio difficile da sciogliere. Il mondo è scosso da conflitti crescenti, dalle minacce della crisi climatica e dalla drammatica perdita di biodiversità. Le disuguaglianze economiche e sociali si acuiscono e ogni giorno sembra emergere una nuova sfida che mette alla prova la tenuta delle nostre società.
Questo quadro ha un nome
Policrisi.
Un termine che racchiude la consapevolezza che le difficoltà che affrontiamo non sono singoli eventi isolati, ma una rete di problemi interconnessi, ciascuno alimentato dagli altri, rendendo impossibile risolverli in maniera autonoma.
In questo contesto, è facile (?) scoraggiarsi.
Il bombardamento quotidiano di notizie negative contribuisce a una crescente polarizzazione sociale, minando la fiducia nelle istituzioni democratiche.
La percezione che le politiche adottate siano insufficienti o inefficaci è diffusa, e non senza motivo.
Le strategie di sviluppo sostenibile, spesso annunciate con grande enfasi, sembrano troppo lente nel produrre quei cambiamenti tangibili che il nostro pianeta e le nostre società richiedono con urgenza.
Eppure, c’è una saggezza antica che ci invita a guardare oltre l’immediato, a pensare in termini di generazioni future.
Pianta alberi che daranno frutti per la generazione seguente, diceva Cicerone.
Un richiamo a una visione a lungo termine che oggi appare quanto mai attuale.
Mia nonna, con la saggezza che solo chi ha vissuto a lungo può avere, parlava degli ulivi, piante resilienti e longeve, capaci di attraversare secoli. Metafora di un impegno che supera l’oggi, che non si scoraggia davanti alle difficoltà, ma che al contrario investe sul futuro, pur sapendo che i frutti di quel lavoro potrebbero essere raccolti da chi verrà dopo di noi.
La policrisi che ci circonda non può essere affrontata con politiche miopi o azioni a breve termine. Richiede una visione sistemica, un cambio di paradigma che riconosca la profondità delle interconnessioni tra le varie crisi e agisca di conseguenza. È essenziale comprendere che i costi dell’inazione sono enormemente superiori a quelli dell’azione. Il prezzo da pagare per non affrontare con decisione la crisi climatica, la perdita di biodiversità, le disuguaglianze, è incalcolabile in termini umani, economici e ambientali.
Gli scenari al 2030 e al 2050, che spesso appaiono come date lontane, quasi irreali, sono in realtà domani. La transizione (trasformazione?) energetica e digitale, temi al centro del dibattito odierno, non devono essere visti solo come sfide tecniche o economiche, ma come opportunità per ripensare radicalmente il nostro modello di sviluppo. Queste evoluzioni devono diventare il motore di un’innovazione che non riguardi solo la tecnologia, ma che investa anche il nostro modo di vivere, di produrre, di consumare e di relazionarci con il pianeta.
Questa spinta all’innovazione deve essere a tutto campo.
Non si tratta solo di sviluppare nuove fonti di energia o di digitalizzare processi produttivi, ma di rimettere al centro il concetto di sostenibilità (e amore) in ogni sua forma, ambientale, sociale ed economica. La sostenibilità deve diventare il principio guida delle nostre scelte politiche, economiche e personali, riconoscendo che non esiste un futuro per l’umanità senza un profondo rispetto per il nostro pianeta e per tutti i suoi abitanti.
La fiducia nelle istituzioni democratiche, fondamentale per affrontare queste sfide, deve essere ricostruita attraverso l’azione concreta e la trasparenza. I cittadini devono sentirsi parte di un progetto comune, non spettatori passivi di decisioni che appaiono lontane dalle loro preoccupazioni quotidiane. Solo così potremo sperare di invertire la tendenza alla polarizzazione e di ricostruire quel senso di comunità e di appartenenza che è essenziale per affrontare insieme le sfide del futuro.
Il 2030 e il 2050 saranno ciò che oggi decidiamo di fare.
Se saremo capaci di guardare oltre l’orizzonte del presente, di piantare oggi gli ulivi che daranno frutti per le generazioni future, potremo trasformare questa policrisi in un’opportunità per costruire un mondo più giusto, sostenibile e in armonia con la natura.
Ma questo richiede coraggio, visione e, soprattutto, un impegno collettivo che superi gli egoismi e le divisioni attuali.
Umile potatore, Nicola



