Cagliari, 19 luglio 2024
Platone.
Platone, uno dei più grandi filosofi dell’antichità, ha lasciato un’eredità di pensieri profondi e senza tempo. Tra le sue numerose riflessioni, quella che riguarda la visione dell’altro attraverso la propria pupilla offre un affascinante spunto di indagine. Platone sosteneva che se guardi il prossimo con la tua pupilla nella sua pupilla, puoi vedere la sua parte migliore. Questo concetto, semplice e poetico, apre la strada a una più ampia discussione sulla natura delle relazioni umane e sulla loro importanza nella costituzione delle identità.
Guardare l’altro negli occhi, osservare la sua pupilla, significa entrare in una relazione profonda e autentica. È attraverso questa connessione visiva che possiamo cogliere l’essenza dell’altro, la sua parte più genuina e pura. Questo gesto, carico di significato, suggerisce che la relazione precede l’identità individuale. In altre parole, è l’interazione con l’altro che ci permette di definire chi siamo, poiché la nostra identità si costruisce attraverso il dialogo e il confronto con il prossimo.
Questa idea trova un’eco particolare nella cultura sarda, dove il termine “pupilla” assume un significato ancora più intimo e affettuoso. In sardo, “pobidda” è l’amore vero, l’amore di un uomo per sua moglie, la sua pupilla, la sua compagna di vita. Questo uso linguistico sottolinea come l’amore e la relazione siano fondamentali per la definizione dell’identità. L’amore, quindi, non è solo un sentimento individuale, ma un legame che unisce due persone, creando un’unità che è più della somma delle sue parti.
La relazione tra due persone, se basata sull’amore, diventa il fondamento per la costituzione dell’identità di ciascuno. È il “due” che genera l’“uno”, non il contrario. Questo significa che la nostra essenza più profonda emerge dal rapporto con l’altro, dal riconoscere e valorizzare l’altrui umanità attraverso un legame di rispetto e amore. La vera identità non è un concetto isolato, ma una realtà che si sviluppa e si arricchisce grazie alle relazioni che intrecciamo nel corso della vita.
In un mondo spesso dominato dall’individualismo e dalla competizione, questa visione relazionale dell’identità offre una prospettiva preziosa e controcorrente. Ricorda l’importanza di vedere l’altro non come un semplice specchio delle nostre aspettative, ma come un essere unico, portatore di una parte migliore che possiamo scoprire solo attraverso una connessione autentica. Guardare l’altro negli occhi, vedere la sua pupilla, significa aprirsi a questa dimensione di reciprocità e arricchimento reciproco.
Questa riflessione platonica, arricchita dal significato culturale sardo, ci invita a riconsiderare il valore delle relazioni umane. La pupilla, simbolo di amore e connessione, diventa il punto di incontro dove le identità si formano e si trasformano. È un invito a coltivare relazioni autentiche, basate sull’amore e sul rispetto, consapevoli che è attraverso questi legami che possiamo realmente conoscere noi stessi e l’altro.
La visione di Platone e la tradizione sarda ci ricordano che l’identità è un processo dinamico e relazionale. È attraverso il guardare l’altro negli occhi, attraverso l’amore e la connessione, che possiamo scoprire la parte migliore dell’umanità. In un mondo in cui le relazioni autentiche sono sempre più rare, questa riflessione ci offre una guida preziosa per costruire una società più empatica e interconnessa.



