Cagliari, 15 apile 2024
Potere e responsabilità: riflessione fra teoria e pratica.
Nell’analisi dei meccanismi che regolano la società e il potere, la distinzione tra il lavoro teorico e quello pratico si rivela fondamentale. Già Hegel, con la sua profonda riflessione filosofica, affermava che il lavoro teorico nel cosiddetto deep state realizza più di quello concreto pratico, sottolineando l’importanza di coloro che, attraverso lo studio e la riflessione, influenzano i percorsi della società, oltre i semplici uomini di potere.
In questa cornice concettuale, le considerazioni di Max Weber acquisiscono un significato particolare. Egli evidenziava come la politica e la scienza, intese come professioni, fossero entrambe indispensabili per la collettività. La spiegazione del concetto di Beruf, ovvero vocazione o professione, porta con sé una riflessione sulla responsabilità e sulla dedizione necessarie in entrambi i campi per contribuire efficacemente al benessere collettivo.
Tuttavia, la realtà ci mostra spesso un panorama diverso, dove il corporativismo e la rappresentanza di interessi prevalgono non sempre per il bene comune, ma per la salvaguardia di privilegi e poteri consolidati. L’intervento dello stato nell’economia, lungi dall’essere sempre salvifico, può rivelarsi un’arma a doppio taglio quando manca di trasparenza e di reale volontà di promuovere l’equità sociale.
Un aspetto cruciale, spesso trascurato, è l’attuazione incompleta di principi fondamentali sanciti dalle costituzioni di molte democrazie moderne, come il dovere di lavorare e l’accesso meritocratico ai livelli più alti di istruzione.
Si apre quindi il dibattito su quale debba essere il ruolo dell’intellettuale nella formazione della classe dirigente: è davvero possibile per un pensatore contribuire a modellare la leadership senza essere assorbito o prestato a essa?
La questione del coraggio politico diventa centrale in questo contesto.
Ai politici di oggi, spesso, sembra mancare la determinazione necessaria per affrontare i problemi strutturali della società, preferendo invece la ricerca della popolarità a breve termine. Ma, come ricordava Weber, il disprezzo della popolarità è una delle migliori virtù di una vera classe dirigente perché implica un approccio al potere guidato da principi etici piuttosto che da calcoli opportunistici.
Ritornando alle tre norme auree della responsabilità, dell’esercizio non arbitrario del potere e della necessità di limiti visibili e chiari allo stesso, ci si chiede se questi principi siano ancora validi oggi in una società sempre più polverizzata in mini gruppi di pressione. In tale contesto è prezioso rifarsi non solo teoricamente alla prima regola della Compagnia di Gesù, l’obbedienza, che oggi sembra vacillare di fronte a un individualismo sempre più marcato teso a minare le basi della responsabilità collettiva e che invece andrebbe preziosamente recuperata per guardare con lucidità al bene comune
In conclusione, la riflessione su questi temi ci invita a considerare la complessità delle dinamiche di potere e responsabilità nella società contemporanea. La teoria e la pratica devono andare di pari passo, guidate da un’etica della responsabilità che metta al centro il bene comune e il rispetto dei principi democratici. Solo così sarà possibile costruire una società più giusta e inclusiva, in cui il potere sia esercitato non per il mantenimento dello status quo, ma per il progresso collettivo.
Con speranza e fiducia, Nicola



