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Quando salute non fa rima con mattoni

Cagliari, 26 Marzo

Quando salute non fa rima con mattoni

Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere il ravvedimento del Direttore generale dell’Assessorato alla Sanità rispetto alla questione dei nuovi ospedali da realizzarsi in diverse aree della Sardegna, deliberati dalla giunta Solinas. A qualcuno è parso un rigurgito di buon senso, se non proprio di vero rispetto verso il dovere di un Dirigente di Stato.

Ma la realtà è diversa?

Si è trattato di semplice paura delle conseguenze amministrative e penali?

Si è messo in primo piano il bene primario della salute pubblica?

Si è messa sempre in prima fila la tutela della salute dei cittadini sardi?

Servono davvero prioritariamente alla salute pubblica altri mattoni e cemento armato?

Nuovi ospedali per migliorare l’assistenza sanitaria ai cittadini sardi?

A tutti noi è chiaro che se guardiamo al sistema sanitario sardo, alla salute dei sardi, alle loro gigantesche difficoltà a garantirsi un accettabile riparo dai rischi per la salute, a trovare le risposte adatte ai propri bisogni sanitari, nulla cambia. Da questa vicenda non traiamo alcuna aspettativa di miglioramento della situazione attuale di ciascuno di noi. Ovviamente. Ma davvero ai cittadini servirebbero oggi nuovi ospedali? O non sarebbero maggiormente necessarie attrezzature d’avanguardia e personale? O forse non sarebbe più opportuno garantire servizi territoriali, o visite specialistiche, o medici di famiglia, o pediatri, o medici ospedalieri per completare gli organici, o infermieri, o ostetriche per i Consultori?

Per far fronte a tutte queste criticità i soldi non bastano mai, ma per costruire nuovi ospedali li hanno trovati.

Questa vicenda deve fare riflettere tutti i sardi sui rischi di passare sopra i diritti delle persone, in ogni ambito, della vita sociale, quello sanitario come quello ambientale, quello energetico come quello digitale, e così via.

A noi spetta, con un nuovo modo di governare, il compito di fermare ogni forma di spoliazione della Sardegna e dei diritti dei sardi: la selvaggia speculazione energetica, la privatizzazione dei beni comuni (l’acqua in primo luogo), la privatizzazione degli aeroporti (di cui si riconoscono i primi segnali), la privatizzazione degli arenili, la cementificazione delle coste, l’asservimento ai signori dei trasporti (in primo luogo quelli via mare), il progressivo assottigliamento dei servizi pubblici nei piccoli centri e la loro sostituzione con i servizi in appalto ai privati e ognuno aggiunga ciò che manca.

Si dice privatizzazione, si legge impoverimento sociale.

La sanità pubblica è in questo senso un esempio tristemente e drammaticamente eloquente, con in gioco uno dei diritti fondamentali delle persone. Ora però tocca al centro-sinistra cambiare questo sistema di cose. Tocca a noi. Con una avvertenza: se non ci riusciremo non avremo più scuse. Non ci sarà una seconda occasione. Per ciò dovremo essere determinati, consapevoli, forti e competenti. Dovremo studiare a fondo ciò che non conosciamo. Dovremo attingere a tutti i nostri saperi e fare tesoro di tutte le nostre esperienze. Dovremo lavorare come non mai. E dovremo farlo tutti assieme, come una squadra, come un’orchestra che esegue uno spartito ben preciso, il nostro programma.

Noi sappiamo che i diritti dei cittadini, salute in particolare, non si difendono solo a parole. Si difendono con le unghie e con i denti, governando in modo onesto e generoso.

Non basta saperlo. Occorre farlo, presto e bene.

 

Bruno Palmas Sinistra Futura

Nicola Pirina Sardegna 2050

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