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Responsabilità generazionale.

Cagliari, 15 ottobre 2023

Responsabilità generazionale.

Riflessioni a margine dell’intervista a Radio Super Sound con Fulvio Tocco.

Negli ultimi anni potreste aver notato che la politica, a lungo dominata da metodi e priorità dei boomers prima e della generazione X poi, si trovi oggi a un crocevia segnato da radicalizzazioni e tribalismi.

Visioni contrastanti sui temi politici del nostro tempo che ci consegnano frustrazioni legate alle nostre tradizionali strutture politiche e istituzioni. Ed impostazioni mentali altrettanto becere.

Sotto molti aspetti, ora ci troviamo ad una svolta.

Non imboccarla ci porterebbe solo in un vicolo cieco.

Ci sono molti fattori da considerare quando si analizza il modo in cui votiamo, compresi tra gli altri, il nostro status socioeconomico, il genere, la razza, la religione, il livello di istruzione e persino fattori geografici, come le questioni regionali, che influenzano le nostre vite.

A volte le generazioni hanno valori simili, che si mescolano tra loro ed evolvono, ma allo stesso tempo possono anche avere priorità effettivamente molto diverse. Il modo in cui le perseguono può cambiare nel tempo.

Le mutevoli demografie e i valori sociali suggeriscono che gli elettori più giovani politicamente coinvolti, destinati a stabilire l’agenda politica nei prossimi anni, vorranno virare, guidare in modo diverso e in una direzione alternativa. Frustrati o insoddisfatti di ciò che hanno attualmente, potrebbero anche richiedere un veicolo diverso o almeno più adatto per una nuova strada alternativa.

Si potrebbe dire che sta emergendo una sorta di evoluzione creativa.

I valori progressisti e le priorità del crescente numero di giovani generazioni di elettori si scontrano con i tentativi dei decrescenti e più anziani elettori conservatori di mantenere la velocità attuale e le cose stabili, o addirittura di fare inversione a U e riportarci tutti a un luogo e a un tempo più tradizionali, in cui questioni come il cambiamento climatico e la giustizia sociale contavano meno, o per niente.

Nuove priorità economiche, valori sociali e modi diversi di fare politica potrebbero ben sostituire quelli più consolidati che ci hanno portato sulla nostra attuale strada di polarizzazione politica o stallo: la strada senza uscita verso il nulla.

I leader politici di oggi, nati tra la metà degli anni ’40 e la metà degli anni ’60, hanno avuto una buona lena nel plasmare i loro risultati politici e continuano a costituire una parte sostanziale della popolazione in età da voto. Non solo in Europa.

Potrebbe essere l’ultima volta però, negli  USA ad esempio, che un boomer si candida alla presidenza.

Nel frattempo, la generazione X, una coorte più piccola composta principalmente dai figli dei boomers, è diventata centrale sia come blocco di elettori che come generazione ora al servizio di posizioni di leadership chiave in Nord America e in Europa.

Macron (1977), Meloni (1977), Sunak (1980). Stessa generazione.

Il cambiamento demografico è una conseguenza di diversi fattori come il tasso di natalità, il tasso di mortalità, la migrazione e i mutamenti delle condizioni sociali, economiche e sanitarie pubbliche. Le coorti generazionali tendono di conseguenza ad essere diverse per dimensioni e composizione. Se i valori politici, le priorità e i metodi non cambiano molto tra diverse generazioni, allora il cambiamento generazionale non sarebbe un grosso problema. Ma questa non è stata l’esperienza storica.

Spesso c’è una certa continuità ai margini delle coorti generazionali adiacenti, ma tutte le generazioni tendono a evolversi in base alla loro interazione con ciò che è venuto prima. Diverse generazioni portano diverse priorità e valori nella loro vita. Non solo per il voto.

Ma chi detiene il potere, l’ambiente politico complessivo e gli eventi politici che si verificano durante un’era particolare tendono anche a influenzare le giovani generazioni che stanno diventando adulti, i futuri elettori.

Ciò che accade politicamente durante gli anni dell’adolescenza può avere anche un potere predittivo sui valori politici e sulle priorità che quella generazione adotterà nel suo voto man mano che invecchia. Bisogna quindi prestare attenzione a non spegnere né smorzare l’entusiasmo dei giovani. In un momento in cui la fiducia nel governo sta raggiungendo minimi storici, il futuro della partecipazione politica è in gioco.

Come è possibile affrontare il problema?

Valutiamo sinceramente i nostri limiti, potenzialità, interessi, partecipando assieme ad altri, creando una comunità e un confronto continui?

Dall’accettazione delle diversità e dalla consapevolezza che non ci si salva da soli, con l’espressione di se stessi, impegnandosi in prima persona e non stando da soli, è possibile uscire da un tunnel dove l’individuo singolarmente crolla?

Questo è stato possibile soprattutto dove  i ragazzi hanno trovato un aiuto, spazi e sostegno da parte delle istituzioni e quindi sono riusciti a dare concretezza ai propri progetti.

La scuola, ancora oggi, dà solo nozioni per preparare persone che possano entrare nel mondo del lavoro e non punta alla crescita della personalità dei ragazzi. I tagli a questo settore vitale non permettono di sviluppare tutta una serie di iniziative parallele per far crescere i ragazzi, per  permettere loro di capire chi sono e che cosa vogliono fare della loro vita, non solo lavorativamente, ma come persone.

Il problema è antico: il disagio giovanile e lo scontro fra generazioni c’è sempre stato.

Solo che oggi in particolare i giovani vedono che la società, la politica e l’economia sono finalizzate allo sfruttamento dell’uomo e allo sfruttamento delle materie prime della terra. Di fronte a questo vuoto di esempi positivi da parte degli adulti, per i ragazzi è difficile immaginarsi un domani che possa dare una vita degna. È vero però che questa situazione non può dare ai giovani una giustificazione di rinuncia, se non sono loro le colpe, da loro ci si aspetta una responsabilità di impegno.

Impegno però che dovrebbe essere dimostrato anche dagli adulti e soprattutto dalle Istituzioni.

 

La maggior parte dei ragazzi vede il futuro come qualcosa di lontano.

Per un giovane il futuro assume nuove sfumature e risvolti: il tempo viene caricato di significato, così come di angosce e speranze. Il futuro è molto presente nelle menti dei ragazzi, ne sono incuriositi e al tempo stesso impauriti ed eccitati.

La famiglia è il luogo nel quale si sentono più sicuri.

Credono nell’impegno civile e nelle piccole azioni di ciascuno.

Sono convinti di poter far sentire la propria voce in vari modi.

Le speranze, i sogni, le certezze dei ragazzi e la loro visione propositiva rappresentano un punto di partenza molto utile per costruire politiche innovative.

Più che l’epoca dei conflitti e dei tumulti, l’esser giovani è per antonomasia l’epoca delle opportunità. Delle scelte. E tutto questo guarda avanti, al futuro che arriva. Non indietro al passato già trascorso. Purtroppo, il mondo adulto ha dimenticato che uno dei compiti centrali di chi è già diventato grande sia quello di insegnare il futuro, di ascoltare i dubbi e le incertezze che i giovani hanno al riguardo e soprattutto di mantenere vive le speranze.

 

L’esperienza mi ha insegnato che la mia voce è altrettanto importante quanto le voci di persone molto più anziane e quanto quelle più giovani.

E che la tecnologia può aiutare a farle sentire.

Ma le persone devono essere disposte ad ascoltare.

 

Buon futuro a Tutt*

Un sorriso, Nicola

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