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Riflessioni post-elettorali

Cagliari, 22 marzo 2024

Riflessioni post-elettorali

 

Nella recente tornata elettorale della Regione Sardegna, tenutasi a febbraio 2024, si è registrato un dato tanto certo quanto triste: solo il 48% dei potenziali votanti ha disertato le urne. Considerando una popolazione di circa 1,6 milioni di abitanti, di cui 1,4 milioni aventi diritto al voto, emerge un quadro preoccupante non solo per l’attuale panorama politico sardo, ma anche per il futuro della democrazia nell’isola.

Il calcolo approssimativo che emerge indica che in Sardegna ci sono solo circa 200.000 minori. Questo gruppo rappresenta non solo il futuro demografico, ma anche quello politico e culturale dell’isola. L’investimento in questa fascia della popolazione diventa quindi essenziale per diffondere speranza, cultura politica e consapevolezza del valore del voto. Se i giovani Sardi non saranno più numerosi, adeguatamente istruiti e formati, e se non comprenderanno l’importanza determinante della politica, avremo fallito come società.

Ma perché tanti si sono astenuti?

L’astensionismo elettorale è un fenomeno complesso, che solleva interrogativi fondamentali.

È davvero facile votare?

La scheda elettorale è comprensibile per tutti?

C’è reale coinvolgimento dei cittadini al di fuori della campagna elettorale, lungo tutto l’arco della legislatura?

Sono domande che chiamano in causa non solo il sistema elettorale, ma anche il modo in cui la politica comunica e si rapporta con i cittadini.

Inoltre, sono emersi problemi specifici che hanno impedito a diverse fasce della popolazione di esercitare il proprio diritto di voto. Gli anziani, ad esempio, hanno incontrato difficoltà ad andare ai seggi, mentre i giovani residenti fuori regione non sono potuti tornare per votare. Queste criticità sollevano una questione cruciale: è accettabile che nel 2024 non disponiamo ancora di un meccanismo di voto contemporaneo e sostenibile?

Quanti sono quelli che hanno avuto difficoltà ad andare a votare?

Quanti sono quindi quelli che si sono veramente astenuti?

La legge elettorale regionale sarda, con la sua impronta presidenziale e un numero di consiglieri insufficiente per un territorio così vasto e differenziato sotto il profilo culturale, sociale ed economico, merita un’attenta riflessione.

La frammentazione della sinistra in tre coalizioni contrapposte a una destra unita, comunque sconfitta, sollevano interrogativi sull’apprendimento politico e sull’adattabilità delle strategie elettorali.

L’ufficio elettorale regionale, inoltre, con i suoi lavori protrattasi per quasi un mese dopo il voto, ha contribuito a creare una situazione imbarazzante per la Sardegna, esponendola a critiche e sarcasmo a livello nazionale.

Gli errori nella coalizione, i personalismi, i blog feroci e una comunicazione e uso dei social che hanno lasciato a desiderare, sono tutti fattori che meritano un’analisi critica e costruttiva.

In conclusione, i risultati elettorali in Sardegna e le difficoltà emerse rappresentano un campanello d’allarme per il futuro politico e sociale dell’isola. È tempo di riflettere profondamente sulle cause dell’astensionismo, di modernizzare il sistema elettorale e di ripensare le strategie di coinvolgimento e comunicazione politica. Solo così potremo sperare di rinvigorire la partecipazione democratica e di costruire una società sarda più inclusiva, consapevole e proattiva.

 

Con determinazione, Nicola

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