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RIMARRÒ A CAGLIARI A VIVERE, INSHALLAH

Il logo della Regione Sardegna si trova ormai in centinaia di località del Mediterraneo, dalla centralissima
Plaza de la Contratación di Siviglia, al parco tecnologico di Borj Cedria, in Tunisia, al mercato all’ingrosso di
Al-Amreya ad Alessandria d’Egitto, per citarne qualcuna. Tutto questo perché è ormai da oltre 15 anni che
la Commissione Europea ha affidato alla Regione Sardegna la gestione del principale programma europeo
di cooperazione euromediterranea (il programma denominato ENPI sino al 2013, ENI CBC MED sino al 2020,
NEXT-MED sino al 2027), dandoci in gestione oltre 500 ML di Euro.

Capito?
L’Europa, a volte maledettamente lontana da noi sardi, ci ha considerato così importanti e strategici nel
Mediterraneo da metterci in mano il principale strumento di attuazione delle politiche di vicinato con i
paesi del Nord Africa e dell’area medio-orientale!
Grazie a questo programma, Alaa Ezz, influente Segretario Generale delle Camere di Commercio egiziane, è
stato a Cagliari decine di volte negli ultimi 15 anni. Come lui, tanti altri uomini e donne delle istituzioni e
della società civile dei paesi del Mediterraneo. Sino ad allora, non si erano probabilmente nemmeno accorti
dell’esistenza della Sardegna.
La Camera di Commercio di Cagliari ha guidato negli anni passati l’Associazione delle Camere di Commercio
del Mediterraneo, la rete delle oltre 300 camere di tutti i paesi dell’area mediterranea. Ora ne è vice-
presidente e partecipa attivamente alle sue attività.
E non è la sola iniziativa sarda nel Mediterraneo.
Le Università sarde hanno ormai rapporti consolidati di cooperazione culturale e di ricerca, oltre che di
mobilità studentesca.
Ahlem, Amani e Maria sono 3 delle oltre 300 studentesse e studenti del Nord Africa che, grazie al progetto
FORMED finanziato dalla Fondazione di Sardegna, hanno frequentato le Università sarde negli ultimi 8 anni.
Mi ha detto Ahlem, di Algeri, laureanda all’Università di Cagliari, “Rimarrò a Cagliari a vivere, inshallah”.
A Cagliari, si tiene ormai in forma stabile la Summer School sulla Cooperazione Euromediterranea, che ha
insegnato a oltre 100 dirigenti e funzionari di agenzie di sviluppo provenienti dai paesi del Mediterraneo
come costruire un progetto di sviluppo efficace e accedere ai finanziamenti.

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Ecco perché possiamo affermare che esistano oggi le condizioni di partenza perché la centralità della
Sardegna nel Mediterraneo diventi uno dei percorsi dello sviluppo futuro della Sardegna, che abbia impatto
sull’economia, sull’occupazione e anche su altri fattori, come l’incremento demografico (favorendo i flussi
migratori regolari) ed il multiculturalismo. In tema di economia, pensate al ruolo che le nostre imprese
potrebbero avere nel trasferimento delle nuove tecnologie, nell’intermediazione dei flussi commerciali tra
l’Africa e l’Europa, soltanto per fare degli esempi.
Per realizzare questo percorso occorre, tuttavia, ricomprendere in un unico disegno strategico e operativo
tutte queste iniziative.
Ecco le nostre proposte:
1) Far diventare il Mediterraneo parte rilevante dell’agenda politica regionale, anche attraverso una
delega specifica alla Presidenza o ad un assessorato.
2) Creare uno strumento di coordinamento e attuazione delle iniziative sarde nel Mediterraneo,
anche nelle forme consentite dalle partnership pubblico-private (IEMed, con sede a Barcellona, è
uno degli esempi cui ispirarsi). Uno strumento che dia valore a questo enorme potenziale di ruolo e
visibilità che la Sardegna già oggi ha nel Mediterraneo grazie al programma NEXT-MED e alle altre
iniziative citate, che rafforzi e coordini le numerose reti e iniziative già esistenti tra la Sardegna ed il
Mediterraneo, che lavori per affrontare gli ancora tanti ostacoli culturali e operativi (pensate che
non abbiamo un collegamento diretto, né aereo, né navale, con i paesi del nord Africa, che sono a
poco più di 200 km da noi …).
Ecco, questa è la strada che occorre intraprendere affinché la centralità della Sardegna nel Mediterraneo
possa realizzarsi e produrre impatti sulla nostra economia e sul benessere delle generazioni future sarde.
Se ci riusciremo, allora, a Maria Letizia, studentessa sarda di Relazioni Internazionali “emigrata”
all’Università di Roma Tre, che mi ha detto “anch’io voglio lavorare in Sardegna insieme ad Ahlem”
potremo rispondere: “Lo farai!”.

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