Cagliari,7 agosto 2024
Tempo.
Per gli anziani, il tempo sembra sospeso in un eterno presente, scandito da abitudini e adempimenti quotidiani che, nonostante il ritmo regolare, non riescono a colmare il vuoto della solitudine, la tristezza dei pensieri, l’angoscia del termine delle clessidra.
Le giornate si susseguono lente, con una monotonia che può diventare opprimente, portando a una condizione di isolamento che non è solo fisica, ma anche emotiva e psicologica.
Gli anziani rappresentano il nostro patrimonio vivente, la memoria storica delle nostre famiglie e comunità. Hanno vissuto e conosciuto un mondo che noi possiamo solo immaginare attraverso i loro racconti. Hanno visto i cambiamenti dei territori, i mutamenti delle società e delle culture. Eppure, nonostante questa ricchezza interiore, spesso sono lasciati ai margini della vita sociale.
In Italia, la solitudine tra gli anziani è un problema endemico. Oltre il 40% degli ultra settantacinquenni non ha nessuno a cui rivolgersi in caso di bisogno, un dato che sottolinea quanto sia diffuso il fenomeno dell’isolamento sociale. Questo isolamento non solo alimenta sentimenti di inutilità e depressione, ma ha anche gravi implicazioni sulla salute fisica e mentale. La solitudine cronica può accelerare il declino cognitivo, aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e ridurre l’aspettativa di vita.
È fondamentale ribaltare la narrativa dell’ageismo, il pregiudizio culturale che vede gli anziani come un peso per la società. Durante la pandemia, abbiamo visto come gli anziani siano stati spesso esclusi dalle misure di salvaguardia sanitaria, un segnale di quanto radicata sia questa discriminazione. Eppure, gli anziani sono una risorsa preziosa, con le loro pensioni, ad esempio, spesso sostengono economicamente i membri più giovani della famiglia, contribuendo a contrastare la povertà intergenerazionale, soprattutto nelle regioni più svantaggiate del Mezzogiorno.
Le ore lente degli anziani, riempite di piccole routine quotidiane, sono uno specchio della nostra società che invecchia. Dobbiamo imparare a guardare oltre il semplice invecchiamento fisico e riconoscere il valore intrinseco delle esperienze e delle storie di vita di queste persone. Dobbiamo creare ambienti che non solo offrano cure adeguate, ma che promuovano anche l’inclusione sociale e il rispetto. È solo attraverso un impegno collettivo che potremo davvero rendere giustizia alla generazione che ha costruito il mondo in cui viviamo oggi.
E l’amore, l’amore verso i propri cari e le proprie famiglie.
Le carezze, le parole, ogni gesto per star loro vicini e cambiargli frequenza mentale.
In Sardegna, s’aggiudu torrau, in inglese give back.
Amor omnia vincit.
Un sorriso, Nicola



