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Terralba, 4 maggio 2024

Terralba, 4 maggio 2024

 

Buongiorno,

grazie per l’invito ma soprattutto perché per fortuna c’è ancora chi crede nei valori, nell’impegno civico e politico e nell’Europa dei territori.

Oggi sono qui per parlare di un tema che tocca le corde più profonde della nostra umanità e identità, la cittadinanza globale, con un focus particolare sulla Sardegna, che tutt* noi vorremmo terra di pace, insieme a tutti gli altri territori.

In un mondo sempre più interconnesso, l’idea di cittadinanza globale si configura non solo come un obiettivo politico o sociale, ma come un imperativo etico che chiama in causa la nostra capacità di essere cittadini del mondo tanto quanto di una specifica geografia.

La Sardegna, con la sua storia di terra al crocevia del Mediterraneo, incarna l’ideale di un luogo dove la pace può essere coltivata attraverso l’incontro e l’integrazione di diverse culture. Quest’isola ha mostrato come l’identità locale e la cultura possono non solo coesistere, ma arricchirsi reciprocamente con influenze esterne, promuovendo un dialogo costruttivo anziché un confronto.

Questo ci porta a riflettere sull’importanza dell’Europa come un armonico insieme di comunità autonome. L’Unione Europea, nata con l’idea di prevenire i conflitti attraverso la cooperazione economica e politica, oggi più che mai deve valorizzare le voci dei territori che la compongono. Ogni regione, con la sua unicità, contribuisce a formare quel mosaico di identità che è l’Europa. Riconoscere e sostenere questa diversità significa costruire un’Europa più resiliente e più inclusiva.

Nel contesto globale attuale, dove le sfide transnazionali come il cambiamento climatico, la migrazione e le disuguaglianze economiche richiedono risposte condivise, la solidarietà diventa l’asse portante di ogni azione. L’inclusione e la solidarietà sono, quindi, non solo principi morali, ma anche strumenti pratici per costruire società più giuste e pacifiche.

Non possiamo parlare di pace senza toccare i valori di fede, speranza e carità. Questi principi, che trascendono le barriere religiose e culturali, devono trovare nuova vita nei cuori e nelle coscienze dei cittadini di tutto il mondo. La fede nella capacità umana di superare i conflitti, la speranza in un futuro di pace e la carità come espressione tangibile della nostra solidarietà sono essenziali per costruire quel futuro di cui tanto abbiamo bisogno.

Concludo con un invito, lo dico a Voi ma Voi ditelo a Tutt*, lavoriamo insieme per promuovere una cittadinanza globale che riconosca e valorizzi l’unicità di ogni territorio e cultura. Una cittadinanza che sia inclusiva, solidale e guidata dai valori di pace. La Sardegna, con la sua storia e la sua posizione, può essere un faro in questo cammino verso una società globale più armonica e pacifica.

 

Buon futuro a Tutt*, ce lo meritiamo e lo dobbiamo alle generazioni che ci seguiranno ed anche a quelle che ci precedono.

 

Un sorriso, Nicola

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