A maggio 2026, il Prof. Andrea Bonaccorsi porta il suo libro nei quattro capoluoghi storici dell’isola. Un tour su cosa significa produrre conoscenza — e perché cambia tutto.
C’è una domanda che attraversa ogni dibattito serio sul futuro — dell’università, dell’intelligenza artificiale, dei territori: cosa conta davvero come conoscenza?
Andrea Bonaccorsi, economista della scienza all’Università di Pisa e uno degli esperti più autorevoli di politica della ricerca in Europa, ha impiegato anni per rispondere. Il risultato è The Knowledge of Humanities (Brepols, 2025): pagine dense, rigorose, necessarie. Un libro che non difende le discipline umanistiche — le riposiziona. Le riconosce per quello che sono: scienze con metodi propri, regimi di prova propri, e una forma di cumulatività del tutto originale.
Sardegna 2050, con Fondazione di Sardegna, CRENos, Consorzio UNO e CIS Group, porta questo libro dove deve stare: in mezzo alle persone.
7 maggio · Cagliari — Università degli Studi, Via S. Ignazio da Laconi 74 · ore 18–20
8 maggio · Sassari — Fondazione di Sardegna, Via Carlo Alberto 7 · ore 18–20
9 maggio · Oristano — Consorzio UNO, Chiostro del Carmine · ore 11–13
9 maggio · Nuoro — Consorzio Universitario Nuorese, Via Salaris 18 · ore 18–20
Ingresso libero.
Siamo nel mezzo di una transizione che nessuno sa davvero nominare. L’intelligenza artificiale generativa inonda di contenuti il mondo, le STEAM dominano l’agenda dei finanziamenti, le scienze umane sono costrette a giustificarsi con l’impatto economico — i biglietti dei musei, il turismo culturale, l’indotto.
Bonaccorsi dice: è la difesa sbagliata.
Una difesa che accetta il terreno dell’avversario e lo perde.
La tesi vera è più radicale: gli storici, i critici letterari, i filologi, gli storici dell’arte producono conoscenza scientificamente valida — con i propri regimi di prova, con una logica dell’evidenza che non è inferiore all’esperimento controllato, solo diversa. E questa conoscenza fa qualcosa che nessuna AI potrà mai fare: produce unicità. Relazioni irripetibili tra un’opera e chi la riceve. Interpretazioni che cambiano mentre il mondo cambia.
Quando nasce un’opera nuova, cambia qualcosa in tutte le opere che l’hanno preceduta. Questa è la cumulatività delle humanities, non avanza cancellando il passato, torna sul passato con occhi nuovi. È l’opposto esatto di Chat GPT, che sa creare solo a partire dal già creato, combinare ciò che è già stato interpretato.
Perché in Sardegna. Perché adesso.
Bonaccorsi arriva in Sardegna riconoscendo un debito specifico verso Silvano Tagliagambe e verso gli incontri organizzati da Sardegna 2050 e Kitzanos. E in questo libro c’è un passaggio che i sardi dovrebbero leggere almeno due volte.
La lingua sarda — spiega Bonaccorsi — presenta fin dalle origini una varietà straordinaria di modi verbali. Non solo l’indicativo, ma il condizionale e il congiuntivo in tutta la loro ricchezza. Una lingua del desiderio, del progetto, del controfattuale. Una lingua che sa dire non solo com’è, ma come potrebbe essere e come sarebbe stato se.
In un’isola che discute di demografia, di giovani che partono, di identità culturale e di futuro economico, questa non è una curiosità linguistica. È una filosofia. La Sardegna ha nelle sue strutture cognitive — nella sua lingua — gli strumenti epistemici per pensare il futuro in modo radicalmente diverso. La sfida è declinare tutto questo all’indicativo, trasformare il desiderio in progetto, il progetto in azione.
È esattamente ciò che Sardegna 2050 fa.
Ed è esattamente di questo che parla, tra le righe, questo libro.
Per i giovani: quello che la scuola non vi ha mai detto sulle humanities.
Se hai scelto lettere, storia, filosofia, storia dell’arte e hai dovuto giustificartelo — con i tuoi genitori, con i compagni di liceo scientifico, con te stesso — questo tour è per te.
Bonaccorsi non viene a dirti che le humanities valgono perché fanno crescere l’export culturale. Viene a dirti che la logica con cui ragiona un filologo, la capacità inferenziale di uno storico, il pensiero controfattuale di un critico letterario sono forme di intelligenza tra le più potenti che esistano — e tra le più difficili da automatizzare.
L’intelligenza artificiale eccelle nel trovare pattern nel già noto. Lo storico eccelle nel ricostruire l’irripetibile. Sono capacità cognitive diverse e il mondo del lavoro ci metterà qualche anno a capirlo — ma ci arriverà.
Vieni a sentire perché.
Sardegna 2050 è il think-tank dell’isola che lavora all’intersezione tra innovazione, territori, politiche pubbliche e cultura. Il tour è promosso in partnership con Fondazione di Sardegna, CRENos — Centro Ricerche Economiche Nord Sud, Consorzio UNO e CIS Group.
info: n.pirina@gmail.com



