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Tra poco sugli schermi. Riflessioni sulle prossime tornate elettorali. Non meno importanti.

Cagliari, 5 marzo 2024

 

Tra poco sugli schermi.

Riflessioni sulle prossime tornate elettorali. Non meno importanti.

Con i risultati quasi definitivi, le elezioni regionali in Sardegna consentono alcune valutazioni utili per le prossime amministrative di giugno 2024, che vedranno il rinnovo dei Consigli in 26 Comuni della Sardegna, tra cui Cagliari e Sassari ma anche altri grandi Comuni come Alghero, Monserrato e Sinnai, tutti oltre i 15.000 abitanti e, quindi, con una legge elettorale che prevede il ballottaggio.

 

I dati dicono che, così come si è rivelato vincente a livello regionale, anche se di misura, il cosiddetto Campo Largo (privo di Azione, Italia Viva e delle liste della coalizione sarda), teoricamente lo sarebbe nei due Capoluoghi e in altre 2 città oltre i 15.000 abitanti. Quindi, in 4 su 5 Comuni di grandi dimensioni, la Coalizione riunita intorno ad Alessandra Todde sarebbe la carta vincente anche se gli elettori che alle regionali hanno votato Soru o Chessa dovessero schierarsi con le coalizioni di Destra o dovessero andare in autonomia.

 

Nei comuni dentro il range 5.000 – 14.999 abitanti (con turno unico), la situazione sarebbe di parità (2 a 2), ma solo se in un Comune al Campo Largo si sommassero gli elettori di Soru e Chessa.

 

Al di sotto dei 5.000 abitanti, nei Comuni al voto (21) prevarrebbe la Destra con 11 vittorie. Sempre stando ai dati rilevati dalle regionali.

 

Questi i dati nudi e crudi, ma da interpretare.

Il voto alle Comunali è infatti fortemente condizionato da fattori locali: i Candidati a Sindaco, la qualità delle Liste, i problemi specifici e, cosa non da poco, dal sistema elettorale, soprattutto quando è previsto il ballottaggio.

 

In altre parole, trasporre i risultati delle regionali alle amministrative senza tener conto di tutte le variabili è mera speculazione lontana dalla realtà.

 

Sono però possibili cinque riflessioni utili per il che fare domani, per vincere anche nelle amministrative.

 

  • Appare evidente che, contro tutte le previsioni, il Campo Largo è stato apprezzato dagli elettori ma, a guardar bene, ciò è stato possibile solo grazie ad Alessandra Todde che ha trainato la coalizione, andando a prendere sensibilmente molti più consensi delle liste che la sostenevano. Ne consegue, quindi, che per essere vincente alle Comunali il Campo largo deve trovare nei Comuni Candidate/ti Sindaco altrettanto performanti. Si vedono all’orizzonte? Ad oggi è prematuro questo giudizio e a poco serve prendere a riferimento le supposizioni apparse sulla stampa.

 

  • Nei grandi Comuni con il ballottaggio, postulando l’unità della Destra, in caso di più Candidati a Sindaco espressione dei diversi campi alternativi (compresi quelli civici), la vittoria di uno di essi sarebbe possibile solo se al secondo turno gli esclusi sostenessero il Candidato vincente. Cosa possibile ma non scontata, anzi. Gli accordi di apparentamento al secondo turno sono sempre difficili e, in alcuni casi, poco capiti dagli elettori e ancor meno dai Candidati delle Liste, che vedono diluirsi la possibilità di coinvolgimento nell’Amministrazione.

Su questo fronte, sulla base dell’esperienza, sarà difficile assistere a prove di maturità nell’interesse generale della Comunità che si vorrebbe andare a rappresentare.

 

  • Il civismo, tratto distintivo delle competizioni amministrative da quasi due decenni, è ancora vivo e vegeto ma è doveroso porsi la domanda se è ancora quello delle origini o se, come rilevabile, in pochi casi è genuino. In molti altri prende origine da conflitti tra gruppi dirigenti dei partiti più grandi, da ambiguità che mascherano la vera matrice ideologica (spesso di destra), da veri e propri personalismi di candidati a Sindaco animati dalla convinzione (errata) che l’uomo solo al comando è la soluzione di tutti i problemi. Antipolitica allo stato puro. Il civismo è quindi una grande incognita che, da sola, può scompaginare i giochi e rendere difficilmente replicabile il risultato regionale a livello locale. Lo sarebbe molto meno se Partiti e Movimenti del campo democratico, progressista, solidale e autonomista da subito aprissero un dialogo strutturato e franco con questo mondo, senza paternalismo, senza l’arroganza di chi ha vinto (non è proprio il caso) e sapendo riconoscere il grano dall’oglio, cioè il vero e sano civismo da quello mascherato.

Qualcuno può anche storcere il naso, ma il Civismo autentico non può essere di destra perché nasce dal basso, è inclusivo, è ambientalista, è autonomista (la città rispetto alla Regione) e, soprattutto, è SOLIDALE. Una ragione in più per dialogarci.

 

  • Le Primarie. Da mero strumento, utilizzabile a seconda della sua utilità/potenzialità, si sono trasformate in motivo di divisione che, spesso, diventa frattura insanabile, con pesanti implicazioni sull’esito del voto. Aprono divisioni tra chi sostiene la democrazia diretta e chi quella rappresentativa, ma questo è vero solo in pochi casi per poche forze politiche. Molto più spesso le divisioni nascono dal calcolo di chi pensa di non poterle vincere, contrapposto a quello di chi pensa di avere qualche possibilità o da chi sa che quella è l’unica strada per poter essere candidato. In altre parole, questo strumento è spesso causa della sconfitta della dimensione etica della politica, quella che dovrebbe essere di orientamento per perseguire il bene comune.

 

  • L’astensionismo. Vero è che alle amministrative è possibile voti qualcuno in più, ma altrettanto vero è che la metà dei sardi il 25 febbraio non è andata a votare. La domanda è: riuscirà il Campo largo sardo a convincere gli astensionisti a livello locale?

 

Queste 5 riflessioni aiutano ad orientarci e tesaurizzare il risultato delle regionali per farne la base della vittoria del campo largo alle Amministrative, confermando così che l’alternativa alla destra ed ai personalismi è possibile.

 

Le soluzioni facili, in politica, sono illusorie e spesso, alla prova dei fatti, si rivelano un’aggravante del problema. O sono chimere.

La strada per le amministrative non è quindi facile perché molti sono gli ostacoli da superare, tutti accomunati da un unico tratto, la presunzione, di potenziali candidate/ti che si ritengono salvatori della Comunità, di Partiti che giocano sempre la stessa partita tattica contro altri Partiti, di quel Civismo solipsista perché si ritiene puro senza esserlo.

 

Si prova nostalgia per i manifesti elettorali di altri tempi, quando anche nei più piccoli Comuni le liste erano PCI, DC, PSI, PSDI, etc.

Tutto era chiaro e gli elettori votavano nello stesso modo per le politiche, le regionali e le comunali.

Non serve però scadere nel passatismo, anche perché, anche allora, non tutto andava bene.

 

Ma la rinascita della politica e, soprattutto dell’etica e della morale, non possono che passare dalla politica, cioè dal confronto di idee che hanno il coraggio per palesarsi per ciò che realmente sono: visioni della società, dell’economia, del mondo, della persona.

 

Questa è la vera operazione che il Campo Largo dovrebbe fare anche nelle amministrative, a prescindere dalla dimensione del Comune, perché 300 residenti hanno la stessa dignità di 100.000.

Parlare chiaro sulle buche nelle strade, ma soprattutto su quale società si vuole perseguire. Bisogna parlare e proporre sulla migrazione anche se è un tema scabroso, di lotta alla povertà con concretezza, di diritti di cittadinanza esigibili, di anziani soli da accudire, di prospettive praticabili per i giovani, di fonti rinnovabili da sviluppare per fare la propria parte nella transizione, di sburocratizzazione. Ma anche di tanto altro di cui spesso, consapevolmente, non si parla a livello locale per timore di perdere consenso: antifascismo, lotta alla discriminazione, uguaglianza e così via.

 

Coraggio, trasparenza ideale, apertura e inclusività devono essere l’anima dei Campi Larghi locali perché lo esige la democrazia: dare la possibilità all’elettore di scegliere consapevolmente.

 

La democrazia, appunto.

 

Con tutta l’energia possibile.

 

Mario Arca & Nicola Pirina

 

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