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Tutti sanno quello che serve al Sud. Ma il Sud rimane Sud.

Cagliari, 10 dicembre 2023

Tutti sanno quello che serve al Sud.

Ma il Sud rimane Sud.

 

Disparità economica tra il Nord e il Sud Italia, sottolineando, per l’ennesima volta, il potenziale del Sud per contribuire alla crescita nazionale. Così lo Svimez, chiama un miglior utilizzo dei fondi del Next Generation EU per evitare l’ennesima recessione nel 2024. Suggerendo che una seria politica industriale incentrata sulla manifattura e sui servizi aziendali è fondamentale per il rilancio del Sud. Rilancia la necessità di favorire un ambiente propizio per le imprese e di rafforzare gli asset industriali esistenti, inclusi gli investimenti nel settore energetico, per sfruttare la posizione strategica del Sud nel Mediterraneo.

 

Mina direbbe: parole parole parole, parole parole parole, parole parole parole soltanto parole.

 

Non me ne vogliano gli studiosi.

Ma siamo nel 2023.

 

In un mondo dove la ricerca e l’analisi del Sud globale abbondano, è evidente una sovrabbondanza di dati e teorie rispetto alla popolazione stessa delle regioni analizzate. Studiosi, filosofi, giornalisti, politici e intellettuali si affannano nell’esaminare le problematiche del Sud, producendo una mole di informazioni che supera spesso la comprensione e la realtà locale. Questa schiera di esperti si avventura audacemente nel proporre soluzioni e profezie, cercando di offrire ricette magiche per risolvere problemi secolari.

 

Eppure, nonostante questo sforzo intellettuale, le condizioni di vita nel Sud rimangono immutate: la fame, la sete e l’arretratezza persistono.

 

Si tratta di un paradosso che chiama in causa l’efficacia delle teorie e delle soluzioni proposte. La critica feroce nasce proprio da questa discrepanza tra teoria e pratica: come possono soluzioni ideate in ambienti lontani e spesso disconnessi dalla realtà quotidiana del Sud avere un impatto reale e tangibile?

La vera sfida sta nell’ascoltare le voci del Sud, le persone, le famiglie, i parroci ed i sindaci, fino al comandante dei carabinieri del più piccolo paese, comprendere le dinamiche locali e proporre soluzioni che siano non solo sostenibili, ma anche radicate nella realtà e nella cultura di queste regioni.

 

Questa critica non si limita a denunciare l’inadeguatezza delle soluzioni proposte, ma invita a un cambio di paradigma: un approccio che valorizzi la conoscenza e l’esperienza locali, che coinvolga attivamente le comunità del Sud nella formulazione e nell’implementazione delle strategie di sviluppo.

Solo così, attraverso un dialogo autentico e un impegno condiviso, si potrà sperare di affrontare efficacemente le sfide che il Sud continua a incontrare.

 

Only my two cents.

Regards

Nicola

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