Un Medio Campidano diverso è possibile? Ripartiamo dalla formazione delle nuove generazioni.
In sardegna i territori non sono tutti uguali, anche se potenzialmente tutti ricchissimi di intelligenze, giacimenti naturali materiali ed immateriali. Anche perché la Sardegna continua a soffrire di un ritardo di sviluppo rilevantissimo rispetto alla altre regioni europee ed il Medio Campidano è ultimo tra gli ultimi. Scuole che chiudono nei territori e nei centri più piccoli. Idem per l’assistenza sanitaria e sociale. Nei paesi sono chiusi o stanno chiudendo gli oratori e le parrocchie non svolgono più il ruolo anche sociale che dovrebbero avere. Nei paesi non esistono più circoli di partito né sezioni. Nessun giovane vuole fare il sindaco nei piccoli centri ed in pochissimi hanno voglia di impegnarsi in politica. In particolare la povera provincia del Medio Campidano che, benché a metà strada tra Cagliari ed Oristano (che come zona rappresenta uno dei due poli produttivi e demografici dell’isola), non è riuscita, nonostante vari tentativi, a trovare la vocazione di prospettiva che le consentisse il rilancio.
Il Medio Campidano, nonostante si trovi in una posizione unica nell’isola, ricca di risorse naturali, culturali e storiche, vive il ritardo di sviluppo rispetto e le criticità sociali in maniera più accentuata rispetto ad altre zone della stessa Sardegna oltre che, come noto, ad altre regioni europee.
Il territorio non è riuscito a trovare una vocazione produttiva chiara che potesse stimolare un rinnovato sviluppo economico e sociale.
Da dove partire per invertire questa tendenza? Il percorso è sicuramente lungo e tortuoso e necessità di una visione a lungo termine con investimenti sopratutto sulle nuove generazioni.
L’istruzione, la scuola e la formazione devono diventare il punto di partenza fondamentale: senza un’istruzione dignitosa garantita a tutti, sia per situazione economica e sopratutto geografica non si possono avere dei cittadini in grado di valorizzare le risorse locali, le specificità territoriali, come l’agricoltura di qualità, il turismo sostenibile e l’artigianato, con un occhio di riguardo per le nuove tecnologie e l’innovazione sostenibile.
L’istruzione gioca un ruolo chiave nel rilancio dei territori. E’ fondamentale mantenere le scuole aperte anche nei piccoli centri, utilizzando l’autonomia regionale per derogare alle regole nazionali del dimensionamento scolastico, investendo risorse per garantire la presenza del personale scolastico anche laddove negato dalle logiche della spesa pubblica statale.
Garantire la presenza delle scuole in tutti i territori, vuol dire dare a tutti le stesse opportunità di formarsi e di poter scegliere del proprio futuro, vuol dire avere dei presidi di cultura e di legalità attorno ai quali si possa riconoscere un’intera comunità.
Dobbiamo pretendere una offerta formativa di qualità ed innovativa, scuole belle, con servizi che supportino in particolare chi dimostra maggiori, con azioni strutturali e durature e non estemporanee. Dobbiamo iniziare dalla scuola a fare in modo che nessuno resti indietro, se vogliamo una società equa dove ognuno possa costruire il prorpio destino. La scuola non può essere il luogo dal quale origina la diseguaglianza sociale.
In un territorio povero di altre opportunità, abbiamo bisogno di scuole aperte alla comunità, che possano rappresentare luoghi di incontro e scambio per i giovani. Abbiamo bisogno di scuole attrezzate, non solo di banchi e lavagne, ma con mense, palestre biblioteche, sale musicali.
In particolare i piccoli comuni (pensiamo in particolare alla Marmilla) potrebbero ovviare al basso numero di alunni con la creazione di campus intercomunali, con tutti i servizi a disposizione e un efficiente servizio di trasporto. Sarebbe una soluzione molto più adatta rispetto alle multiclassi o alle direzioni dattiche che devono gestire decine di plessi differenti.
Solo così riusciremmo a trattenere i giovani nei territori, rivitalizzare il ruolo delle istituzioni sociali, culturali e politiche, rafforzare il tessuto sociale dei piccoli centri.
Il rilancio dei territori in Sardegna, e in particolare nella provincia del Medio Campidano, richiede un approccio poliedrico che integri valorizzazione delle risorse locali, istruzione e formazione, sostegno all’imprenditorialità giovanile, rafforzamento del tessuto sociale, e politiche di coesione territoriale. Attraverso queste strategie è possibile inaugurare una nuova fase di crescita e prosperità per la Sardegna e i suoi abitanti.
Questa non è sicuramente la politica dell’oggi e subito, ma la politica delle scelte che guardano al futuro… le uniche percorribili!
E’ anche per questo che mi impegno con tutta l’energia che posso.
Vostro, Dimitri



