Uno spettro

Parafrasando il “Manifesto” di Karl Marx, uno spettro si aggira sulle elezioni regionali del 25 febbraio: lo spettro del voto disgiunto. La possibilità di esprimere due voti differenti, uno per la candidata/o Presidente e l’altro per una lista diversa, non collegata. Così facendo, i voti espressi andranno sia al candidato Presidente che si è scelto di votare, sia alla lista e ai consiglieri candidati a supporto di un altro candidato Presidente.

Tra le tante aberrazioni di una legge elettorale regionale costruita in modo da negare la rappresentanza ad una parte importante della società sarda, vi è pure il voto disgiunto.

Proviamo a ragionare per assurdo, ma non troppo.

Viviamo un tempo in cui ad imperversare è il trasformismo più sfrontato, l’incoerenza più smaccata. La composizione delle liste elettorali ha evidenziato ancora una volta la presenza di veri e propri acrobati della politica, capaci di saltare da un partito all’altro, da un movimento all’altro, da uno schieramento all’altro. Persino la militanza e il senso di appartenenza ad una comunità politica possono diventare delle vecchie e desuete incrostazioni sentimentali che possono essere agevolmente superate di fronte ad una prospettiva più allettante e conveniente.

Il trasformismo è una vecchia piaga della politica che ciclicamente si ripropone anche nell’isola: un indice della gravità e del degrado della crisi etica e morale che stiamo vivendo. Antonio Gramsci definiva il trasformismo “…un aspetto della funzione del dominio…una forma di rivoluzione passiva”. Ed allora perché, continuando a ragionare per assurdo, una parte politica che si sente defraudata del suo candidato Presidente non possa pensare di vendicarsi utilizzando il voto disgiunto a favore di un terzo incomodo?

Qualcuno ha perfino ipotizzato, ma io ci credo poco, che ci possano essere parti, porzioni di partito capaci di usare il voto disgiunto in un’ottica nazionale, per indebolire un Progetto esiziale per le sorti della sinistra, a Roma come a Cagliari.

Alla fine della giostra a beneficiare del voto disgiunto potrebbe essere proprio il terzo scomodo. D’altronde, nel teatro dell’assurdo ogni regola e convenzione teatrale viene stravolta, capovolgendo qualsiasi criterio di realtà. Il voto disgiunto rischia di alterare la normale dialettica democratica, di coartare la volontà popolare, di vanificare qualunque proposito di cambiamento e di rinnovamento.

Il 25 di febbraio facciamo in modo che ad averla vinta non siano i trasformismi, i personalismi, gli egoismi, le convenienze piccole piccole. Facciamo in modo che a vincere sia, più che il voto disgiunto, un voto utile. Un voto utile prima di tutto per l’isola. SARDEGNA, È ORA!

 

Massimo Dadea

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