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Un’opinione pubblica nuova (e necessaria)

Un’opinione pubblica nuova (e necessaria)

In questi mesi al di sotto del frastuono dei talk show e delle battaglie ideologiche da social, mi sono accorto che si è andata formando una nuova opinione pubblica.

Più trasversale, meno urlata. Giudica senza preconcetti. Non si riconosce più nei vecchi steccati tra destra e sinistra, ma nemmeno nelle nuove bolle che si creano attorno ai personaggi di turno. È una massa silenziosa che ha smesso di credere alle narrazioni preconfezionate, alle promesse cicliche, alle indignazioni a comando.

Questa opinione pubblica parla di pace, ma senza slogan. Rifiuta la guerra, il cinismo travestito da pragmatismo, le semplificazioni tossiche, l’Europeismo dietro la maschera delle banche e dell’economia di guerra. Non ha più voglia di schierarsi per forza, né di seguire bandiere sventolate da chi cambia posizione a seconda del vento. Evitanla rassia, sonnecchia sui social perché capisce i limiti di questo spazio. È composta da persone che leggono, ascoltano, si informano da più fonti, e soprattutto si pongono domande.

Non è disinteressata, tutt’altro. Ma è disaffezionata: alla politica come teatro, al giornalismo come tifo, all’attivismo come moda. È attenta ai temi moderni – l’ambiente, i territori, i diritti, la salute mentale, le questioni internazionali, la giustizia sociale – ma non ne fa una religione, né una battaglia identitaria. Riconosce la complessità delle cose, e cerca risposte che non dividano, ma ricompongano.

È una forma di coscienza collettiva più matura, forse minoritaria, ma in crescita. E soprattutto, non ha ancora trovato una rappresentanza vera. Sta lì, a metà tra la delusione e la speranza, tra il disincanto e il desiderio di un mondo meno stupido, meno arrogante, meno urlato. Meno albergato da sedicenti pensatori ed esperti a cottimo.

Lo chiamerei buonsenso.
Mi piacerebbe proprio da qui, da questa nuova lucidità, ripartire. Non per creare l’ennesimo movimento, ma per ridare dignità alla conversazione pubblica. Per tornare a parlare senza offendere, dissentire senza distruggere, e costruire senza sempre cercare un nemico.

Nicola Montichi

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