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Valutazioni e misure. Numeri e giudizi. Equilibrio.

Cagliari, 5 aprile 2024

 

Valutazioni e misure. Numeri e giudizi. Equilibrio.

 

Nel contesto educativo e sociale odierno, il processo di valutazione si trova al centro di ferventi dibattiti. L’assegnazione di voti, l’esame delle performance e la misurazione dei risultati sono attività quotidiane che, seppur necessarie, celano insidie e complessità non sempre evidenti. La pratica di attribuire un valore numerico a persone, prestazioni o istituzioni, trasformandolo in un giudizio sintetico, ha radici profonde in un’epoca ossessionata dall’oggettività e dalla quantificazione. Tuttavia, è fondamentale comprendere che dietro ogni numero si nasconde una valutazione, un giudizio che va oltre la semplice misurazione.

Il processo si articola in diversi momenti, con la misurazione che occupa una posizione intermedia. Questa fase, essenziale ma non autosufficiente, consiste nel quantificare la distanza tra la realtà e gli obiettivi prefissati. Il passaggio successivo, spesso trascurato, è la comunicazione di un esito che serve a orientare decisioni volte a colmare tale distanza. La sfida sta nel non confondere la misurazione con la valutazione, due processi che, sebbene correlati, mantengono ciascuno la propria specificità e autonomia.

L’assegnazione di un voto, quale che sia il sistema utilizzato, non deve mai prescindere dalla consapevolezza che si tratta di un atto intrinsecamente valutativo. Ridurre la valutazione a una semplice somma di risposte corrette è un approccio riduttivistico che non solo fa perdere di vista il contesto più ampio in cui si inserisce la prestazione valutata ma rischia anche di trasmettere un messaggio distorto sul significato dell’apprendimento e della conoscenza.

In questo panorama, emerge la critica verso un induttivismo grezzo che equipara ogni realtà espressa numericamente a una misura oggettiva e incontestabile. Questa tendenza si riflette in scelte di politica educativa volte a “premiare il merito” o a “stanare i fannulloni”, espressioni che rivelano un approccio semplificatorio e punitivo verso l’istruzione. Il presupposto su cui si basano tali scelte è la convinzione che assegnare numeri e classificare possa di per sé migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Tuttavia, questa convinzione trascura la complessità della realtà educativa e ignora il fatto che la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento non può essere catturata pienamente attraverso criteri puramente quantitativi.

L’assunzione che numeri e misure possano offrire una soluzione definitiva ai problemi educativi è un riflesso di un analfabetismo scientifico diffuso, che privilegia le narrazioni nostalgiche e le soluzioni semplicistiche a questioni complesse. È cruciale, quindi, avvicinarsi al processo valutativo con un approccio critico e consapevole, riconoscendo la necessità di integrare la misurazione con una riflessione profonda sui valori, gli obiettivi e il contesto più ampio dell’istruzione.

In conclusione, la sfida che si pone a educatori, policy maker e società nel suo complesso è quella di sviluppare sistemi di valutazione che, pur sfruttando la chiarezza e l’oggettività dei numeri, non perdano di vista la ricchezza, la complessità e la profondità del processo educativo. Solo attraverso un equilibrio tra misurazione e valutazione, basato su una comprensione critica dei limiti e delle potenzialità di entrambi, sarà possibile promuovere un’istruzione che valorizzi veramente il merito, l’impegno e la crescita personale.

 

Con attenzione e scrupolo, Nicola

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