A proposito di sanità in Sardegna e in Italia più in generale.
La Sardegna è la regione italiana dove è più alta la richiesta di prestiti per cure mediche sul totale dei prestiti erogati. Lo sottolinea un’indagine svolta da uno tra i principali player del settore e che è riassunta qui.
Nell’isola, infatti l’incidenza è pari al 5,33% primato assoluto che ci pone in testa a questa poco invidiabile graduatoria che vede nel podio Marche e Liguria. La media è del 4,7%
Questo significa che nella nostra regione più che altrove il diritto universale alla salute diventa di fatto un servizio a pagamento sempre più oneroso, una merce costosa che sempre meno persone possono permettersi.
Questo a livello non solo sardo. Infatti parlando di cifre sempre la stessa ricerca evidenzia come in totale gli italiani abbiano chiesto nel 2023 prestiti per oltre un miliardo di euro per fare fronte alle spese sanitarie.
Tutto ciò riflette una crescente difficoltà economica degli italiani nel sostenere i costi della salute. Questa tendenza, marcata da un aumento del 6,6% rispetto al 2022, evidenzia non solo l’aggravarsi dei costi sanitari ma anche un maggiore ricorso alla sanità privata, stimolato dai lunghi tempi di attesa del sistema pubblico. La diminuzione dell’importo medio richiesto, a fronte di un incremento dei tassi di interesse, suggerisce un adeguamento delle esigenze sanitarie alla capacità di rimborso dei cittadini, che cercano soluzioni più accessibili o indispensabili per le loro condizioni. Con un’età media dei richiedenti di 46 anni e mezzo e un marcato incremento delle domande femminili, si delinea un quadro sociale in cui la necessità di cure mediche tocca trasversalmente la popolazione, con punte significative in regioni come la Sardegna. Questo fenomeno interpella direttamente le politiche sanitarie e del credito, sollecitando interventi che riducano la dipendenza da finanziamenti per la salute e migliorino l’accessibilità e l’efficienza dei servizi sanitari, orientando verso un sistema più equo e sostenibile.
Vogliamo altre dimostrazioni circa la necessità e l’urgenza di investire sul personale e sulle tecnologie a disposizione della sanità pubblica tanto nell’isola – dove la voce sanità pesa per ⅔ del bilancio regionale – quanto a livello italiano? L’alternativa a una decisa inversione di rotta, in un quadro demografico che prevede l’inesorabile invecchiamento della popolazione e il conseguente incremento dei bisogni di cura, è la privatizzazione inesorabile di un diritto fondamentale costituzionalmente garantito e la sua trasformazione in una costosissima merce. Che sempre meno persone potranno permettersi.
Ostinatamente arrabbiato perché vorrei vedere le cose cambiate.
In meglio.
Vostro affezionatissimo, Nicola



