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Vite spezzate: riflessione su umanità e libertà

Cagliari, 16 aprile 2024

Vite spezzate: riflessione su umanità e libertà

In una società che porta ancora, tra le altre, le cicatrici degli anni di piombo, la riflessione sulla violenza politica e ideologica assume un significato particolarmente pregnante. Il passato, con la sua scia di stragi, omicidi e brutalità, si erge come un monito perenne alla nostra coscienza collettiva, ricordandoci una verità fondamentale: la ragione non sta mai dalla parte della crudeltà.

La libertà di pensiero, sia esso culturale, politico o religioso, rappresenta uno dei pilastri su cui si fonda ogni società democratica. Questa libertà è il diritto inalienabile di ogni individuo di esprimere le proprie convinzioni senza il timore di ritorsioni o violenze. Eppure, la storia recente ci ha mostrato con spietata chiarezza quanto questo diritto sia fragile, come possa essere facilmente soffocato dal peso schiacciante dell’intolleranza e dell’estremismo.

Non è umano, né può mai essere considerato tale, che una persona possa essere picchiata o peggio ancora uccisa per le sue idee. Ancor meno umano è organizzare e realizzare stragi in nome di ideologie, convincendosi erroneamente di agire per un “bene superiore”.

I morti sono morti.

Sono esistenze spezzate prematuramente, sogni infranti, famiglie distrutte.

Dietro ogni numero, ogni statistica, ci sono storie personali di dolore e di perdita che nessuna causa può giustificare.

La sacralità della vita umana è un valore assoluto, che sovrasta ogni altra considerazione. Nessuna causa, nessuna ideologia, nessun obiettivo politico può giustificare la soppressione di una vita umana.

Le decisioni di intitolare strade o piazze ai caduti di queste tragedie sono scelte politiche, di opportunità (anche sul quando farle) e come tali sono soggette a giudizio. Tuttavia, indipendentemente da queste decisioni, resta il fatto che strumentalizzare le morti per fini politici o ideologici è non solo eticamente riprovevole, ma profondamente dannoso.

È essenziale, quindi, che come società condanniamo inequivocabilmente ogni forma di violenza e gli assassini responsabili di queste atrocità.

La nostra storia ci insegna che il prezzo di questa degenerazione inumana è troppo alto, che le ferite che infligge al tessuto sociale sono troppo profonde per essere giustificate da qualsiasi ragione di stato o considerazione di politica internazionale.

L’appello che emerge dalla nostra riflessione collettiva dovrebbe essere unanime e categorico: mai più violenza, mai più omicidi, mai più stragi. Non esiste giustificazione alcuna, in nessun contesto, per atti che spezzano vite e distruggono la pace sociale. Solo attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e la salvaguardia dei diritti fondamentali potremo costruire una società più giusta e pacifica, in cui ogni individuo possa vivere ed esprimersi liberamente, senza paura.

 

Con dignità, Nicola

 

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